Fondamentalmente non ho niente contro scrittori come, chessò, Fabio
Volo. O Moccia. O la Meyer. O chi per loro, che insomma ci siamo capiti. Sono, si
sa, scrittori mediocri, commerciali, e non è certo - purtroppo? - un
crimine. Che poi è capitato a tutti di leggerne (cioè, no, quelli lì io non li ho mai letti). Ma il fatto che abbiano
successo, addirittura un grande successo, beh, è inevitabile faccia
incazzare. Perché questo successo non permette di restargli, come si
meriterebbero, e come si vorrebbe, indifferenti. Perché in qualche modo,
non molto chiaro, arrivano perfino a fare "cultura". E anche sapendo
che il tempo li seppellirà, che non ne lascerà niente, intanto - cioè
finché si deve sopportarli - non consola granché.
Che poi il vero problema non è, sempre per dirne uno, Fabio Volo. Il problema, ovviamente, sono tutti quelli che i libri di Volo li comprano, che fanno ore di coda per averne l'autografo, che vanno alla prima dei film tratti dai suoi libri, e così via. E non è vero, come si dice di solito, "l'importante è che almeno leggano qualcosa". O, se non altro, non è vero dopo i sedici anni. O dopo i primi libri letti. Dopo, per continuare, bisogna non essere mai cresciuti. O essere semplicemente stupidi.
Che poi il vero problema non è, sempre per dirne uno, Fabio Volo. Il problema, ovviamente, sono tutti quelli che i libri di Volo li comprano, che fanno ore di coda per averne l'autografo, che vanno alla prima dei film tratti dai suoi libri, e così via. E non è vero, come si dice di solito, "l'importante è che almeno leggano qualcosa". O, se non altro, non è vero dopo i sedici anni. O dopo i primi libri letti. Dopo, per continuare, bisogna non essere mai cresciuti. O essere semplicemente stupidi.
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