Mi sono deciso, alla fine, a cominciare questo blog, nonostante i
fallimentari - o quasi - tentativi del passato. La decisione, dopo tanti
dubbi, e molto banalmente, è venuta leggendo Il mestiere di vivere di Pavese. Più che il desiderio di emulazione, però, è stato l'esempio ad avermi ispirato.
In breve: la sua spontaneità. Mi sono reso conto, anche se ci pensavo
già da tempo, di aver fatto sempre lo stesso errore in passato, di aver
preteso - dai blog e da me - troppo.
Leggendone il diario mi sembrava come di vederlo Pavese, la sera tardi, prima di andare a letto, mettersi a scrivere. A riordinare la propria giornata e, un po' per volta, la propria esistenza; nonostante il tragico epilogo. Libero e sincero. In quei momenti, e solo in quelli, me lo immagino sereno, lui che non lo era affatto. Perché scrivere, come lo stesso Pavese lascia intendere qua e là, è sempre una liberazione. E scrivere bene una gioia.
Così eccomi qua. E questa volta, come dicevo, senza pretese. Senza presunzioni letterarie o erudite. Leggero, insomma, negli argomenti e nello stile. Chissà che riesca a trovare la mia libertà, e la mia gioia.
Leggendone il diario mi sembrava come di vederlo Pavese, la sera tardi, prima di andare a letto, mettersi a scrivere. A riordinare la propria giornata e, un po' per volta, la propria esistenza; nonostante il tragico epilogo. Libero e sincero. In quei momenti, e solo in quelli, me lo immagino sereno, lui che non lo era affatto. Perché scrivere, come lo stesso Pavese lascia intendere qua e là, è sempre una liberazione. E scrivere bene una gioia.
Così eccomi qua. E questa volta, come dicevo, senza pretese. Senza presunzioni letterarie o erudite. Leggero, insomma, negli argomenti e nello stile. Chissà che riesca a trovare la mia libertà, e la mia gioia.
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