16.1.12

Titivillus Awards 2011

     Fare bilanci annuali, o di qualsiasi altro lasso di tempo, non mi è mai piaciuto molto, ché scegliere è sempre difficile; e si potrebbe discutere sull'opportunità di "affettare" gli anni. Ma, almeno, non è qualcosa di puerile come la lista dei buoni propositi per l'anno nuovo. E ormai che, diciamo così, comincio ad avere una certa età, e gli anni iniziano un po' a confondersi, fare una sorta di bilancio non mi è sembrata essere una brutta idea. Non è su di me, però, che ho intenzione di fare il bilancio, che sarebbe oltremodo ridicolo, bensì su quanto dell'anno appena trascorso mi ha più colpito. Un po' come se dovessi, tipo Nobel, assegnare dei premi.
     Di categorie, senza averci dovuto pensare troppo, ne ho scelte tre, che in ordine - personalissimo - d'importanza sono: letteratura, cinema e musica. Ma dato che, in generale, non sono particolarmente interessato alle ultime novità, ho preso in considerazione tutto quel che ho letto, guardato e ascoltato nel 2011, indifferentemente che fosse o meno una novità dell'anno.

     Il libro dell'anno, pur avendo letto meno che in altri, è Oblòmov (Oblòmov, 1859), di Ivan A. Gončaròv. Si tratta di un classico, ma, cosa che lo rende ancora più "gustoso", di quelli non troppo celebri. È il libro che tutti i pigri, come me, dovrebbero leggere. E farne la loro Bibbia. Scherzi a parte, è impossibile ridurre in poche righe l'enormità, pur nella sua piccolezza, di un personaggio come Oblòmov, e di quello che rappresenta. Opera - di un "tipo" umano e di un'epoca - monumentale.

     Il film dell'anno, poi, è Prima dell'alba (Before Sunrise, 1995), di - soggetto, sceneggiatura e regia - Richard Linklater, interpretato da Ethan Hawke e - che angelo! - Julie Delpy. Il genere, pur vergognandomi un po' a dirlo, è romantico, ma basta non partire prevenuti per riconoscerne il valore. È un film sincero, ispirato, senza retorica. Straordinariamente riflessivo, eppure leggero. Da guardare e riguardare.
     Menzione d'onore, prima di concludere questa categoria, per il Nicolas Winding Refn, giovane cineasta danese con alle spalle già una splendida filmografia, scoperto con Drive (Drive, 2011).

     L'ultima categoria, non ascoltando molta musica, è forse un po' forzata, ma tanto vale non farsi mancare niente. La canzone dell'anno (non osando un "album dell'anno"), dalla soundtrack del videogioco Red Dead Redemption (2010), è quindi Deadman's Gun, degli Ashtar Command (gruppo indie semi-sconosciuto, come tutti i buoni gruppi indie). Una canzone traboccante di disperazione, ma anche di delicatezza. Morbida e affilata come il rimpianto.

    E quindi per l'anno appena trascorso, dopo aver fatto ingiustizia a tanti altri degni candidati, è tutto. Arrivederci al prossimo. Sempre qui. Forse.

2 commenti:

  1. e la categoria Correttore di tesine? :(

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  2. Già vinci tutti gli anni la categoria "froge". Non essere avido!

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